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Questo modo di dire tipicamente romano è perfetto per quanto sta accadendo nella nostra regione dopo l' invio di AVVISI BONARI a centinaia di migliaia di cittadini per il recupero dei soldi di prestazione sanitarie non pagate..a partire dal 2009!

Da venerdì 30 ottobre 2015 la Regione Lazio sta inviando per posta a centinaia di migliaia di cittadini un “avviso bonario” per il pagamento di prestazioni sanitarie effettuate in varie branche specialistiche dal 2009 “finalizzata al recupero dell’evasione relativa alla compartecipazione dei cittadini alla spesa del SSN”.

IL NOSTRO SINDACATO NEL DENUNCIARE TALE ATTACCO AI SERVIZI SANITARI PUBBLICI E AL DIRITTO ALLA SALUTE EVIDENZIA CHE:

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Nel “lontano” dicembre 2014, dopo la mobilitazione delle donne, il Direttore generale Domenico Alessio ha dichiarato alla stampa che “dentro la sua azienda il problema della mancanza/carenza di medici per l’IVG era stato risolto”. Infatti con una determina aziendale l’1/12/2014 era stata deliberata l’assunzione di 2 medici COCOCO ad un anno rinnovabile per questo servizio.

DOPO 2 MESI E MEZZO, DOPO CHE UNA COMMISSIONE SI E’ RIUNITA PER SELEZIONARE I CANDIDATI, ANCORA NESSUNA ASSUNZIONE E’ STATA EFFETTUATA ED IL REPARTINO IVG FUNZIONA CON UNA MEDIA DI 4 INTERVENTI A SETTIMANA E CON UN UNICO MEDICO STRUTTURATO NON OBIETTORE.

Oggi venerdì 13 marzo come rete #iodecido abbiamo deciso di fare incursione con maschere rosa e striscioni all' interno dell’ ospedale San Camillo di Roma, sede del primo reparto per numero di IVG nel Lazio e del coordinamento regionale per la legge 194.
È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all'allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della Provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell'Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza.

E’ importante in questa giornata di oggi, che vede tante persone in piazza per difendere e affermare con forza la necessità dei beni comuni, liberi da ogni speculazione e logica di profitti, che sia emerso con chiarezza, attraverso la complessità di questa piazza, un tema : e cioè che quando si parla di beni comuni ( i commons appunto) non si fa riferimento solo ed esclusivamente al tema delle risorse naturali, ma anche all’istruzione, ai saperi, alla cultura, al patrimonio pubblico e i territori, oggi sempre più cementificati e saccheggiati, fino alla salute, vero e proprio bene comune, tema centrale, ricompositivo, che tiene insieme ed è interconnesso a tutti gli altri beni comuni. Di quale costruzione e tutela della salute si può parlare infatti, quando l’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, l’avvelenamento dei suoli, spesso nascosto ai cittadini, la cementificazione e l’erosione di spazi verdi crea città malsane, produce direttamente o indirettamente malattia (v.l’ILVA, il caso dell’abruzzo)?

Il significato della privatizzazione in sanità: il confine indefinito tra pubblico e privato nel segno del profitto.

Il seminario del Cobas Sanità Università e Ricerca si terrà il 10 maggio 2014 a Firenze presso il Centro Congressi SMN - P.za Stazione, 10

 

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Martedì 18 luglio davanti all’Istituto Nazionale di Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” realtà molto diverse di lavoratori e lavoratrici( Almaviva, Alitalia, Sky Italia, Aci informatica, lavoratori esternalizzati della Sanità, operatori ed operatrici dello Spallanzani e di diversi ospedali romani), si sono incontrate insieme al Cobas per portare la propria solidarietà a due lavoratori, delegati sindacali del Cobas Sanità, dello Spallanzani, Alessia e Lorenzo, sottoposti ad un consiglio disciplinare dove rischiavano addirittura il licenziamento. Tra i circa 300 lavoratori delle realtà presenti al presidio alcuni sono ad oggi sotto ricatto di licenziamento , altri in condizioni di lavoro precarie e disumane. L’accusa che viene rivolta ai 2 compagni è basata su dichiarazioni rilasciate a Radio Onda Rossa il 30 Maggio scorso, considerate diffamatorie da parte della Dirigenza dell’Istituto. Tali dichiarazioni raccontavano le criticità delle condizioni di lavoro nello Spallanzani e sostenevano l’impossibilità da parte degli operatori di garantire, nella situazione attuale, qualità della cura e assistenza. Rivendicando la loro posizione a fianco dei cittadini che da anni subiscono politiche sanitarie fatte di tagli indiscriminati e privatizzazioni selvagge.

Come operatori della salute è un nostro dovere cercare soluzioni ai tanti problemi sanitari con i responsabili ma dobbiamo dire che nella maggior parte dei casi non ci si riesce. A questo punto due sono le strade percorribili o in nome della cosiddetta “immagine della Azienda si rimane in silenzio subendo e diventando anche complici o ci si rivolge anche agli utenti- finanziatori della sanità pubblica per metterli al corrente, da un punto di vista dei lavoratori, di quelle che sono le attuali offerte sanitarie. Non è un lamentarsi senza senso o ancora peggio un tentativo “furbesco” per non lavorare, ma un percorso di conoscenza che la cittadinanza HA IL DIRITTO DI SAPERE.

 

Alla direttrice generale IRCCS Lazzaro Spallanzani - Marta Branca

E p.c. Al Presidente Regione Lazio - Nicola Zingaretti

Oggetto: richiesta sindacato COBAS sanità università ricerca per incontro urgente

Come da vostre lettere del 3/6/2017 nelle quali si contesta a due nostri rappresentanti sindacali (Alessia Arcangeli eletta Cobas RSU e Lorenzo Fanelli eletto nell’esecutivo nazionale federazione Cobas) di aver, con le loro dichiarazione da una radio romana, “nuociuto gravemente all’immagine dello Spallanzani” nel loro denunciare le condizioni attuali di lavoro e le carenze assistenziali e di organico, comuni a tutte le realtà sanitarie del Lazio e a livello nazionale. Oltre a contestare NOI tali provvedimenti RIBADIAMO il nostro dovere, sia come operatori della salute che come rappresentanti sindacali, di rendere noto quanto avviene quotidianamente nei nostri posti di lavoro: ore di straordinario che, da mesi, sono ore ordinarie di lavoro; nessun rispetto delle leggi e contratti a salvaguardia della salute e della professionalità degli operatori e un inevitabile aumento del rischio nell’offerta sanitaria per tutti gli utenti ai quali dovremmo garantire cura con tutta la stanchezza accumulata da troppe ore di lavoro e in costante sottorganico.

Premesso che in data 03/06/2017 veniva notificata da parte del Direttore Generale dello IRCCS Lazzaro Spallanzani, Dott.ssa Marta Branca, una contestazione di addebito disciplinare ai danni di due dipendenti: Alessia Arcangeli, delegata RSU Aziendale eletta nella lista del Cobas Sanità Università e Ricerca e Lorenzo Fanelli, membro dell’Esecutivo Nazionale della medesima organizzazione.

 

È questa la piattaforma politica formulata dalle 2000 persone riunite in assemblea nazionale a Bologna il 4 e 5 febbraio, che hanno proseguito il lavoro sul piano femminista antiviolenza e stanno organizzando lo sciopero delle donne dell’8 marzo che coinvolge diversi paesi nel mondo. I punti esprimono il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

8 punti per l’8 marzo

Vademecum per lo sciopero

Comunicato Confederazione Cobas

La Confederazione COBAS aderendo allo SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE proclama lo sciopero generale di tutto il personale dipendente pubblico e privato per l’intera giornata dell’8 marzo 2017 contro la violenza maschile sulle donne.

scarica il telegramma

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA CI FERMIAMO!

L’8 marzo è una giornata di lotta, non un’occasione per locali, ristoranti e fiorai di far girare l’economia. Prende vita dagli scioperi delle operaie che dai primi del Novecento in tutto il mondo animarono le lotte per i loro diritti violati di persone e lavoratrici. Ricordiamo Il primo, quello delle camiciaie di New York nel 1909, poi lo sciopero e la rivolta delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo del 1917, perché senza donne non c’è rivoluzione possibile!
Niente fiori e cioccolatini, dunque: non abbiamo niente da festeggiare, abbiamo tutto da cambiare!
Dopo le straordinarie giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne nelle piazze di tutto il mondo, dalla Polonia, all’Italia, alla Germania, alla Turchia, dal Brasile all’Argentina, il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per riprenderci questa giornata di lotta: sarà SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE. Lanciato dalle donne argentine, ha raccolto l’adesione di oltre 22 paesi al grido di “Se le nostre vite non valgono, non produciamo”. Differenti luoghi e contesti, analoga condizione di subalternità e violenza per le donne: NI UNA MENOS, allora, non una di meno in piazza, la chiamata rimbalza ai quattro angoli del pianeta: Uniamoci per continuare a lottare!

Scarica l'appello per lo sciopero globale

Scarica l'appello ai sindacati

Ecco le parole chiave per spiegare il vero ed unico scopo di tutte le varie riforme e leggi che stanno invadendo la nostra vita!

Partiamo dal TTIP (Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni/servizi prodotti e scambi fra le due aree, per arrivare alla riforma della Pubblica Amministrazione, alla legge Brunetta e alle varie leggi di stabilità che hanno e stanno erodendo ogni principio di diritto sia come cittadini che come lavoratori.

Info su: www.azimut-onlus.org

 

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